LA LEGALIZZAZIONE DELLA CAPOEIRA, LA CAPOEIRA OGGI

C’è voluto Mestre Bimba, l’inventore della Luta Regional Bahiana, per costringere il non simpatico (ma provvidenziale) presidente Getulio Vargas ad assistere ad una presentazione capoeiristica, a legalizzarla tra il 1930 e il 1934 e a incamminarla verso il riconoscimento di “sport nazionale brasiliano”.Da quel tempo iniziarono ad apparire le strutture organizzate “academias” dove la capoeira cominciò ad essere insegnata secondo principi didattici stigmatizzati. Come ci rivelano, ad esempio, gli appunti di Mestre Pastinha, e le sequenze dello stesso Mestre Bimba.Ora, tutto quello che poi è derivato da questo periodo della capoeira è quanto di più confuso e divertente si possa trovare nell’interpretazione di una qualsiasi disciplina.

Quello che accadde è che Mestre Bimba, grosso negro con lo spiccato gusto del vincere le contese fisiche, non si sentiva affatto a suo agio nelle modalità innocue e spettacolari che la capoeira del centro, “Pelourinho”, di Salvador aveva assunto dopo essersi accorta delle attenzioni – specialmente economiche - che il nascente turismo le riservava. Così, senza andare molto per il sottile, unì alla sua formazione capoeiristica elementi marziali acquisiti con l’esperienza, batezzò il tutto “Luta Regional Bahiana” e se andò a giro contornato di scagnozzi a “acabar com as rodas dos outros” (farla finita con le rodas altrui). Ciò evidentemente suscitò un po’ di malumore più o meno generalizzato.In tutto questo si ritrovò “messo in mezzo” Mestre Pastinha. Negro piccolo e agile, grato alla capoeira tradizionale per averlo salvato dal nonnismo scolastico, si era fatto difensore ufficiale di quest’ultima. Per ripicca nei confronti dell’altro, iniziò a sottolineare gli aspetti della capoeira tradizionale più antitetici alla nuova invenzione regionale.Siccome Mestre Bimba prediligeva i movimenti alti e sintetici, Mestre Pastinha e i suoi allievi sottolineavano quelli più vicini al suolo e “più malandri”. Siccome tra gli allievi di Mestre Bimba cominicarono a contarsi anche borghesi e bianchi, gli altri si fecero portavoce dell’africanità e dell’origine popolare della capoeira. Insomma, la capoeira fu equamente divisa tra due fazioni.

In periferia, ovviamente, tutto questo non stava avendo nessuna rilevanza. Anche perchè, in quel tempo, periferia non significava “luogo lontano dal centro raggiungibile da 15 minuti di autobus” bensì “luogo lontano dal centro e da questi diviso da foresta fitta e possibilmente abitata da fauna tendenzialmente pericolosa per l’essere umano”. È comprensibile, quindi, come i rapporti tra centro e periferia non fossero così continui. Chiaramente, in periferia la capoeira continuò ad essere un unico, ignara della guerra politica che avveniva nel pelourinho. Una capoeira sia malandra e giocosa quanto efficace marzialmente. Poliedrica e istintiva, arte di strada.

La cosa si complicò (e a tutt’oggi risentiamo delle conseguenze) quando gli allievi di Pastinha gli consegnarono – peraltro lui racconta d’essere rimasto piuttosto spiazzato e imbarazzato dalla cosa – la capoeira angola rendendolo “mestre dei mestres”.Questo comportò l’identificazione della sua capoeira angola – o meglio di quella che i suoi allievi promuovevano, visto che lui era già molto vecchio - con la capoeira angola universalmente definita, specie fuori da Salvador dove non si conoscevano abbastanza la storia e i personaggi della tradizione. È così che siamo arrivati al paradosso di non veder riconosciuta – fuori da Salvador - come “capoeira angola” la capoeira pre-disputa, la capoeira della periferia, ovvero quella che storicamente è la più tradizionale. Di questo filone capoeiristico fanno parte grandi mestres come Waldemar (che aveva il suo posto nel quartiere da “libertade”) o come i Mestres di Mestre Nô e, infine, lo stesso Mestre Nô. Insomma un grande equivoco che, per fortuna, si sta cercando di spiegare, a partire dalla realizzazione del grande albero genealogico della capoeira angola presente nell’ ABCA (Academia Brasileira de Capoeira Angola).

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