La gente del porto, il capoeira.

Da “ A arte da capoeira” di Camille Adorno.

“Sulla porta della tabaccheria c’è un uomo davanti ad un frate florido e rubicondo. Indossa un largo cappotto a pieghe nel quale la sua figura magra affonda e scompare lasciando appena apparire, oltre due caviglie secche di pernice, una folta e irsuta capigliatura in cui naviga un cappello di feltro.Parla a voce alta e sghignazza, puzza di alcool e discute: è il capoeira.Pur non avendo l’atleticità e l’aspetto forte e sano del negro, è comunque uno che tutti temono e che anche i rappresentanti della legge, per cautela, rispettano.Incarna lo spirito d’avventura, della furbizia e dell’inganno. È sereno e temerario e al momento della contesa, prima di pensare al pugnale o al rasoio, sempre cuciti sotto il mantello, usa la sua meravigliosa destrezza confondendo con quella gli avversari, più armati e numerosi.È a questo punto che quell’omuncolo debole e leggero si trasforma: getta lontano il suo cappello di feltro, il suo mantello e salta come un gatto, corre, scappa, avanza e supera, agile astuto cauto e deciso. In questo suo muoversi istintivo e rapido, la creatura è un essere che sfugge a chiunque, un fluido, qualcosa di inafferabile come un’idea, come un lampo. Sorge e scompare.Si mostra ancora e subito sfugge. Tutta la sua forza consiste in questa destrezza elastica che spaventa, davanti alla quale l’europeo vacilla attonito e l’africano vibra.Nonostante nell’ora della lotta porti sempre tra i denti il ferro del momento estremo, è con la testa, il braccio, la mano, la gamba o il piede che lui abbatte il minaccioso rivale.Continuando a gingare e saltellando si butta con la testa contro la pancia del suo avversario e lo getta a terra. Con la gamba lancia la trave, il calcio. La mano da’ uno schiaffone, il piede uno sgambetto e in più da’ un calcio girando su se stesso. […] Tutto questo in una coreografia di gesti che confonde. Lotta con due con tre anche con quattro o cinque. E li vince tutti. Quando arrivano i poliziotti con le loro armi e le loro intimazioni di giustizia, sul campo non rimane neppure una traccia del capoeirista feroce, che si è fatto nuvola e fumo e che è sparito.Nei momenti di pace ama la musica, la dolcezza sensuale di certi balli nei posti dove ci son vino, gioco, fumo e mulatte. Frequenta le taverne, gli arsenali marini. Sfrutta la sua nomea di delinquente per guadagnare il rispetto e la possibilità di protestare contro le torture imposte agli schiavi.Ha sempre come amico un falsario, come compagno un assassino professionale e per scena un ladro. In fondo in fondo è cattivo perchè vive nei posti invasi dal vizio e dal crimine. Dal punto di vista sociale è una piaga così come avrebbe potuto essere un fiore. Non gli mancano, a parte gli istinti cattivi, gesti amabili e teneri. È cavalleresco con le donne. Difende i deboli. Ha l’animo da Don Chishotte. Ed è religiossissimo. Quando esce di casa può scordare il coltello o le armi per uccidere, può scordare anche il proprio coraggio ma non si scorda della catenina con il santo sul petto e porta sulle labbra, sempre, il nome di Maria o di Gesù. A volte, quando l’ombra dell’alba è ancora un grosso cappuccio sulla città, lui è inginocchiato, commosso e pieno di pietà, battendosi il petto, baciando umilmente il suolo, in preghiera davanti ad un tabernacolo illuminato in una stradina qualsiasi. Sta pregando per l’anima di chi se ne andò dal mondo, di chi ha ucciso. È da credere che, come sentimento, il capoeira è davvero un tipo che incanta.”

Ricordato tra i capoeiristi più valenti nell’ambito portuale è Samuel Querido de Deus. Pare che i marinai nordamericani addirittura pagassero per vederlo lottare. E che lui li sbeffeggiasse preferendo di gran lunga spezzar loro le ossa nel confronto diretto. In verità, i marinai americani hanno un grande ruolo nella capoeira come la conosciamo oggi, per la loro ostinazione a volersi far menare dai capoeiristi: dicono ad esempio che – più tardi – Mestre Bimba abbia preso ispirazione per una delle sue destrezze, proprio da un esclamazione americana di un marinaio che aveva vista la morte più prossima del previsto: “God damn it!” divenne “godemi”, gomitata. Nell’ambito dei portuali si trovano capoeiristi anche molto impegnati nelle rivendicazioni sindacali e nelle agitazioni del popolo come raccontava magistralmente il buon Jorge Amado in “Mar Morto” o in “Capitães de areia”, per esempio. Tra di loro anche una donna è ricordata in tanti samba e ballate Rosa Palmeirão, che dicevano essere bella e forte e bravissima nell’arte. Dicono che sotto la gonna nascondesse un rasoio affilatissimo, tra i seni un pugnale, che avesse sconfitto sei uomini insieme, che fosse evasa dodici volte di prigione e che conducesse il peschereccio come un uomo. Di lei diceva Mestre Pastinha "Era realmente aquela mulher braba, portava navalha, batia em polìcia e dormia com muita gente grande da època. Seabra, Calmom e outros políticos protegiam ela" (era davvero una donna feroce, portava il rasoio, picchiava la polizia e dormiva con molta gente importante dell’epoca. Seabra, Calmom e altri politici la proteggevano).

precedente|successivo