L'ABOLIZIONE DELLA SCHIAVITÙ

1871 “lei do ventre livre” decreta l’emancipazione dei nascituri figli degli schiavi 1885 “lei do sexagenarios” libera gli schiavi che arrivavano a compiere i 60 anni. 1888, 13 maggio, “Lei Aurea” la schiavitù viene definitivamente abolita.

Tutte leggi firmate dalla figlia di Pietro II imperatore del Brasile, la famosa Principessa Isabel. All’origine di queste leggi ci furono sicuramente sia le pressioni del parlamento, sia l’insistente azione sabotativa dei quilombos. Qualcuno ha avanzato anche sospetti maliziosi, purtroppo mai confermati, sull’identità segreta di alcuni consiglieri della principessa.Mentre Castro Alves declamava in versi immortali questo grande passo per l’umanità e per la società brasilera, mentre si bruciavano i documenti di proprietà per non dover risarcire gli ex padroni di schiavi (la liberazione aveva avuto grossomodo le modalità di un esproprio statale), gli schiavi liberati si trovavano nella situazione difficile di non avere uno spazio di vita in cui collocarsi. Molti si dettero alla malavita, per quel che avevano da perdere e comprensibilmente astiosi verso la società cosiddetta “civile”. Molti altri vennero impiegati, per l’abilità nella lotta e la forza fisica, come guardie personali o per spedizioni intimidatorie e/o punitive. La maggior parte si trasferì nelle zone portuali guadagnandosi da vivere come marinai, facchini e stivatori.
La capoeira venne associata appunto al delinquentame e ai grossi negri spezza-ditina e definita carinamente “elemento di destabilizzazione sociale”, come si evince dai primi rapporti della polizia che le si riferiscono chiamandola anche vadiação (cioè vagabondaggio, indolenza) o malandragem (traducibile con il dialettico ma appropriato “scugnizzìa” ovvero astuzia tipica dei furfanti di strada). Niente di buono, quindi, per il capoeirista medio. Sia per questa associazione che per il fatto che la buona società imperiale storceva il naso davanti a qualsiasi manifestazione di cultura non puramente portoghese, la capoeira, semplicemente, viene messa al bando: l’articolo 402 del codice penale repubblicano, istituito nel 1890, proibisce "la pratica nelle strade o nelle pubbliche piazze dell’esercizio di agilità e destrezza fisica conosciuto col nome di capoeiragem", con pene dai due ai sei mesi di prigione per i praticanti e il doppio per i maestri o i capi. Il personaggio sicuramente più noto del periodo è il leggendario Besouro Mangangà.
Ma ritorniamo al porto. Il porto pieno di personaggi le cui gesta corrono di bocca in bocca agghindandosi di romanticismo e sfociando nella leggenda. Il porto che, com’è noto, è un simpatico luogo di scambio di culture, a volte scambio piuttosto estremo, specie durante le feste e in questioni di donne e alcol. Faceva presumibilmente comodo possedere un minimo di capacità marziali oltre il naturale sviluppo muscolare dovuto al lavoro pesante.Insomma, se ci si pensa, non è tanto difficile immaginare che in una qualsiasi taverna dove, dopo il lavoro e nei giorni di festa si beveva e si ballava in cerchio, secondo le modalità tipiche del samba di roda (come di tantissime altre danze popolari), potessero improvvisamente scoppiare risse per un qualsiasi motivo e che la rissa si consumasse al centro del cerchio formato dagli astanti. Chi conosce un po’ lo stile del popolo brasiliano arriva subito a figurarsi la reazione degli astanti stessi: ovvero continuare a suonare accompagnando la rissa da beffe, tifo, richiami e avvertimenti.Questa scena ricorda qualcosa di noto, no? Ovviamente, a parte l’aspetto suddetto, la capoeira era adattissima anche a diventare una forma di gioco, la più rappresentativa della vita condotta da chi la praticava.

Besouro Mangangà in verità si chiamava Manoel Henrique ed era nativo di Santo Amaro da Purificação, nel Recôncavo baiano. Non c’era il mare ma c’era il fiume assai navigabile e quindi tanto vale. Ora, considerato che besouro vuol dire cervo volante, ci si immagina il giovanotto volteggiare sbeffeggiante davanti all’attonita polizia. Dicono addirittura che sapesse trasformarsi in insetto ma tutto fa pensare che questa versione faccia parte della leggenda, ma comunque… Nella capoeira era, pare, invincibile anche perchè sapeva prendersi cura di se stesso. Nel senso che si “fechava” ovvero si “chiudeva”, si proteggeva spiritualmente. Che poi questa protezione fosse realmente, come dicono, in grado di evitargli gli effetti d’arma da fuoco, magari è dubitabile. Ma infine non ha comunque tanto senso privarsi del piacere di una bella favoletta. E favoletta per favoletta continuiamo narrandone le gesta come quella volta che, inseguito dalla polizia, si mise con le spalle ad una croce nella piazza e che spalancò le braccia. La polizia sparò e lui cadde al suolo. Ma quando le guardie, convinte di averlo ucciso, si avvicinarono, lui balzò in piedi colpendone più di una e se ne andò ridendo.Dice che i ragazzini lo adorassero e che lui stesso ne ricercasse la compagnia. Che ridesse sempre e che fosse un rubacuori e un gentiluomo. L’unica arma a cui non poteva opporre la sua forza era un coltello di “tucum”. Ovviamente su origine e natura di questa misteriosa arma ci son almeno due diverse scuole di pensiero: una sostiene che il “Ticum” o “Tucum” sia un legno velenoso adatto giustamente ad aprire (possibilmente con grandi spargimenti di sangue) il corpo “fechado”. L’altra che sia semplicemente un coltellaccio di dimensioni davvero consisenti usato per abbattere palmizi chiamati “tucum” (e da qui il nome del coltello, sempre con il criterio della massima inventiva). Comunque sia, fu ovviamente con tale arma che Besouro venne puntualmente ucciso all’età di 27 anni da un assassino prezzolato a Maracangalha, che lo colpì ingannandolo (qui la leggenda si divide. C’è chi parla di un attentato a tradimento e chi ripropone il vecchio stilema dell’uccisione del messaggero analfabeta). Il nome di Besouro Preto (alcuni dicono che siano due nomi della stessa persona, altri invece che siano due personaggi diversi) è ancora oggi uno dei più ricorrenti nelle canzoni di capoeira. E Besouro ha lasciato anche degli allievi (come Cobrinha Verde, ad esempio), che ne hanno raccontate le gesta. Almeno quelle più probabili. Insomma, alla fine si può affermare che Besouro non è solo frutto della leggenda.

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