Ganga Zumba e Zumbì de Palmares

Ganga Zumba fu il re più famoso di Palmares. E anche uno dei pochi ricordati – in effetti – dato che l’impostazione prevalentemente orale della cultura e della storia dei quilombos ci ha evitato fastidiose filastrocche di nomi improbabili tipo quella inerente a Roma e ai suoi sette re.La prima sconfitta di Palmares avvenne soltanto nel 1676. Ganga Zumba, soddisfatto evidentemente dei risultati raggiunti, un po’ traballante nella sua antica fermezza vista la grossa quantità di prigionieri fatta dai portoghesi e non ultimo forse un po’ stanco di guerreggiare tra le palme, scese in città per firmare un accordo che prevedeva il trasferimento come uomini liberi di tutti coloro che fossero nati a Palmares in un’altra zona, la possibilità del nuovo insediamento di commerciare liberamente e l’accettazione del reintegro sociale di tutti quelli che avrebbero sottoscritto l’accordo. Fedele al detto “parenti serpenti”, il di lui nipotino si mise a capo della fazione degli scontenti.Come tutti gli eroici giovanotti che si sacrificano per giustizia e libertà, il regal nipote divenne assai famoso se non leggendario: Zumbi De Palmares.

Zumbi De Palmares nacque presumibilmente libero all’interno del quilombo. Piccolissimo venne catturato dai portoghesi ed inspiegabilmente risparmiato. Preso in consegna da un prete gesuita, padre Antonio Melo, venne battezzato come “Francisco” ed educato come un religioso. Parlava perfettamente latino e portoghese e lo stesso prete ne descrive in un documento le eccezionali capacità intellettuali “per essere un negro”. Com’è ovvio e deducibile da questa notazione carica d’amor cristiano, le potenzialità del popolo di origine africana erano individuate e valutate solo in relazione al peso massimo che potevano trasportare e alle ore di lavoro che potevano sostenere senza stramazzare al suolo. Comunque, il bimbo Francisco – eroe precoce – verso i 15 anni fuggì di casa, in perfetto stile adolescenziale, ma con intenti oltremodo bellicosi. In effetti, a pensarci bene, vivere con uno che si stupisce che tu sia intelligente e negro al contempo non doveva essere tutta questa festa. Così se ne tornò al quilombo, giusto in tempo per intraprendere la carriera militare, per così dire, e diventare inarrestabile condottiero.Ma prima ovviamente si sbarazzò del suo nome cattolico assumendo il leggendario “Zumbì”. Non sappiamo il vero significato del suo nome ma alcuni dicono che potrebbe significare “morto”, “dio della guerra” o addirittura “morto vivente”.Si è sostenuto anche che Zumbì fosse il nome di un avamposto militare delle forze armate di Palmares collegato agli innumerevoli “Zumbis” che risultano morti nei documenti portoghesi. Il fatto è che i comandanti portoghesi ricevevano una ricompensa dal re del Portogallo per ogni ribelle ucciso quindi non è da stupirsi che, trovato un nome, ne riempissero i resoconti di guerra. Nell’intento, militarmente poco lodevole ma umanamente comprensibile, di frodare i propri mandanti. Nel 1673 il nome di Zumbì appare per la per la prima volta nei documenti portoghesi quando la spedizione di Jacome Bezerra fu sconfitta. Dopo l’opposizione allo zio e la presa di comando dei palmarensi ribelli resistette con loro fino al 1687. I portoghesi, alla fine, persa un po’ la pazienza ed evidentemente stizziti, organizzarono, nel 1693, una spedizione di quasi 14.000 uomini comandata da Domingos Jorge Velho. Assediarono la fortezza estremamente ben costruita che proteggeva Palmares. Ben costruita ovviamente non significa indistruttibile come poterono dimostrare i 200 cannoni fatti arrivare freschi, freschi dalla capitale proprio per l’occasione. Zumbì, pur dato per morto, riuscì a salvarsi. E l’anno seguente con 2000 uomini ancora organizzava imboscate. In una di queste venne catturato uno dei capitani di Zumbì, Antonio Soares, amico e cognato del condottiero. Seguendo i detti “chi la fa l’aspetti”, il già citato “parenti serpenti” e il non ultimo “dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io” è facile dedurre che fu proprio lui che, in cambio della promessa della libertà, imprigionato e torturato, scelse di tradire Zumbì. Gli si presentò come se fosse riuscito a fuggire e quando Zumbì, felice di vederlo tornare, andò ad abbracciarlo, Antonio Soares lo pugnalò. Era il 20 novembre 1695, tutt’oggi tale data viene ricordata con una festa nazionale in nome della Coscienza Negra.

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