Il Quilombo de Palmares

Intorno all’ultimo decennio del secolo XVI e i primi anni del secolo successivo una quarantina di schiavi fuggiti da una fazenda in Pernambuco si fermò in un luogo piuttosto adatto a nascondersi: in montagna a circa 70 km dalla costa, la Serra da Barriga, offriva enormi distese di palmizi in intricati intrecci che – fino a quel momento – non ne avevano fatto un luogo particolarmente allettante in cui stabilirsi. L’ardito accenno di villaggio che costruirono lo chiamarono “Angola Janga” (piccola Angola) anche se - visto che notoriamente la storia ricorda più facilmente i nomignoli semplificati che gli ignoranti affibbiano a ciò che non capiscono – nel grande Libro della Storia viene ricordato come “Palmares” dato che la vegetazione locale era costituita da palme (appunto, viva l’originalità).

Ben presto quella che doveva essere una struttura di accoglienza e difesa si ingrandì e sentì perciò stretto l’antico ruolo. Così, probabilmente annoiati a morte gli abitanti di “Angola Janga” pensarono: perchè non approfittarne per attaccare le fazendas vicine, liberare schiavi, rubare armi e munizioni, e fare prigionieri? Questo tipo di attività aggressiva preoccupò non poco le autorità che alzarono invano la voce (e non solo la voce, visto che la polvere da sparo produceva “boom” incredibilmente più efficaci di quelli che avrebbero potuto essere gridati con il massimo impegno di allenatissime corde vocali) fino dal 1602. Quasi sempre uscendo intonsa e sbeffeggiante, la comunità si fece più stabile ed affiancò nel proprio sostentamento le coltivazioni alle tradizionali caccia e pesca. Lo fece tanto caparbiamente che presto i prodotti erano sufficienti anche ad organizzare un accenno di commercio. Benaccetti erano, ovviamente, armi, utensili e munizioni utili alla resistenza.

Non esisteva la proprietà privata e l’organizzazione era prevalentemente matriarcale (documentato dal resoconto di un proprietario terriero del 1677) nonostante la forma di governo fosse una proto-monarchia federale di linea maschile (il vecchio discorso del potere delle donne che consiste, basicamente, nel far credere agli uomini di esserne i detentori, eh vecchie volpi…). Alla faccia del “villaggetto sulle montagne” pare che la popolazione del quilombo sia arrivata a raggiungere le 20.000 persone.

Come abbiamo già accennato, parte della popolazione era anche indio e bianca. I bianchi di solito erano persone che vi si rifugiavano per problemucci con la giustizia, per motivi economici (la vita per i poveri nel brasile coloniale era facile come per un ideologo ariano uscire indenne da un comizio ad Harlem) o religiosi (ebrei e atei venivano semplicemente un po’ perseguitati). Era quindi una società multiculturale come si direbbe oggi per attirare l’attenzione dei media, dove un frullato di portoghese, africano e tupi-guarani suonava come mezzo di comunicazione. Allo stesso modo, anche le forme di religione si assestarono mischiandosi e influenzandosi inusualmente senza far morti.Stava nascendo e definendosi l’ormai famoso pacchetto di cultura afro-brasiliana: capoeira, maculelè, candomblè, samba di roda. La capoeira, essendo appunto d’origine africana, secondo lo stesso fenomeno di manifesta ignoranza che qui da noi porta a definire “marocchino” tutto ciò che proviene genericamente dal nord-africa, fu probabilmente etichettata in questo periodo come “de angola”.

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